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Riflessioni sul progetto di ampliamento della fognatura

  • Immagine del redattore: Francesco Lorenzon
    Francesco Lorenzon
  • 7 mag 2020
  • Tempo di lettura: 7 min

di Francesco Lorenzon

Le riflessioni che vengono esposte qui di seguito sono il frutto delle conversazioni o di scambi di opinioni fra lo scrivente e vari proprietari di case a Costa Paradiso, nel corso dell’ultimo anno.

Da questa rassegna emerge un quadro di opinioni e di idee multicolore, spesso confuso e poco attento alla particolare situazione che si è venuta a creare a Costa Paradiso in merito al problema della fognatura. L’unico comune denominatore è che tutti sono d'accordo che il completamento della fognatura è assolutamente necessario; le opinioni si differenziano quando si discute sulle modalità con cui questo problema deve essere risolto.

Sotto questo aspetto mi è capitato di sentirne di tutti i colori.

Sento spesso di chi vorrebbe avere il piacere di lasciare agli eredi la casa al mare in regola senza pendenze e quindi vorrebbe la fognatura fatta comunque; chi sarebbe contento di spendere quel che c’è da spendere una volta per tutte e che sia finita; chi sostiene che non sia rilevante chi la fa, purché la si faccia e chi anche, se la si fa, non ci pensa neanche lontanamente di tirar fuori quattrini perché ritiene di aver già dato. Ultimi, ma non pochi, coloro che non comprendono le ragioni di tanto ostinato ostruzionismo all’iniziativa di due noti imprenditori da parte dei signori del CDA, interpretandolo e svilendolo alla stregua di scaramucce tra inquilini litigiosi.

La verità è che in tanti dicono che questa benedetta fognatura si deve fare, così che non se ne parli più; e chi se ne frega su chi la fa (questi magari quando poi riceveranno il conto cambieranno idea, ma allora sarà tardi).

Questi gli umori dei “vicini di ombrellone”. Non si tratta di gente vicina o ammanicata con gli imprenditori, gli operatori economici locali, i professionisti, ecc. E’ gente al di fuori della mischia ed, in genere, è anche in sincera buona fede. Si tratta di gente poco coinvolta, mancante della panoramica completa della situazione, che si lascia superficialmente fuorviare da informazioni tendenziose, in certi casi palesemente false, diffuse ad arte da professionisti della mala informazione, assoldati al prezzo di una mancia.

COSTORO NON SEMBRANO AFFERRARE L’IMPORTANZA DELLA POSTA IN GIOCO.

Disorientati, non sanno cosa pensare e a chi credere. Poi ci sono quelli del “facciamo l’amore non la guerra”, che si chiedono se sia il caso di insistere tanto sul sentiero della LEGALITA’, che i problemi stenta a risolverli (basta vedere le sorti del ricorso al TAR). Questi ultimi molto semplicemente si chiedono: ma se ci sono fior di società locali che pale e badili alla mano si offrono di fare la fognatura che senso ha l’impedirglielo? Perché tanto accanimento contro? Per fare dispetti? Si, è vero magari tra i volontari che si offrono c’è qualcuno dal passato non proprio cristallino, ma solo perché è moroso? Pazienza, pagherà lavorando! Questo quello che si sente e in qualche caso anche si legge. Poi, c’è la crisi bisogna dare lavoro alle maestranze locali, bisogna aiutarsi dandoci tutti una mano. I tubi se li comprano, le scavatrici sono loro, tutto regolare quindi. E chi non sarebbe d’accordo? Mettere di mezzo la legalità significa correre il rischio di vedersi arrivare polacchi romeni tedeschi che niente hanno a che fare con il territorio e portano via il lavoro: vero, è possibile, ma è un rischio che oggi si supera solo lavorando meglio di loro, non con gli intrallazzi e i sotterfugi.

Se si sceglie, invece, di andare per avvocati che campano a nostre spese, come ha fatto il CDA, oggi potremmo già avere la fognatura fatta, invece dei reflui che corrono a ciel sereno.

Dopo tutto fare la fognatura è scavare qualche canale, mettere giù un po’ di tubi, lavori che può fare chiunque, perché opporsi con tanta ostinazione se qualcuno la vuole fare?

Lasciamogliela fare e che sia finita una volta per tutte.

Su queste opinioni che circolano fra i proprietari di Costa Paradiso, è bene fare ATTENZIONE:

- I proponenti la fanno a loro spese? No, di sicuro.

- Chi la paga? Aspetto la risposta da voi.

- La paga la Comunità? E con che soldi se già adesso c’è gente che non paga nemmeno l’acqua che consuma.

A scavare e mettere sottoterra i tubi si farebbe anche presto. Solo che poi l’impianto di depurazione, i reflui che raccoglie, li deve anche trattare, li deve smaltire, li deve restituire all’ambiente senza inquinare e via dicendo. Dunque, non è solo questione di scavatrici.

-Chi fa tutto questo?

-Chi fa funzionare l’impianto? Chi lo manutiene?

-CHI NE RISPONDE DELLA CONDUZIONE?

Gli imprenditori privati che propongono di fare la fognatura a Costa Paradiso si occupano di tutto questo? O per loro è sufficiente che gli scavi e i tubi portino via i reflui dalle loro case, mentre il resto è problema di altri?

Non solo.

Ma perché c’è il rischio dei reflui a cielo aperto?

Chi ha permesso le costruzioni senza risolvere questo problema?

A chi le ha comperate, i costruttori hanno anche fatto pagare gli oneri di urbanizzazione, che sono finiti nelle loro tasche. Adesso, quegli stessi imprenditori, sostenuti dal Comune, pretendono che sia la Comunità a realizzare l’opera, come deciso dall’assemblea straordinaria del 28 maggio 2011!

ALTRI INTERROGATIVI!

Chi controlla e risponde dei lavori di questa importanza quando li fa un privato? Sulla carta si danno sempre le più ampie assicurazioni, ma se i problemi vengono fuori qualche anno dopo chi ne risponde? Chi si rimette all’opera per rimediare? Chi paga le riparazioni? Saprebbe la Comunità imporre al costruttore, che nel frattempo ha sciolto la società, magari per farne un’altra, di pagarne le conseguenze? Il privato scava, incassa e sparisce e al resto chi ci pensa? Mi sbaglierò, ma ho paura che dovrebbe pensarci ancora la Comunità con i nostri quattrini.

Lo si capisce questo o ci vogliono altre spiegazioni? Per questo la “legge” prevede che un impianto di “NATURA PUBBLICA” non deve essere lasciato in mano alla gestione dei privati, se non nelle forme di legge.

Ma questo è il nostro bel paese con tante leggi, norme, avvocati, tanti giudici saccenti messi lì per decidere chi deve fare cosa e che invece tirano avanti senza decidere niente, perché decidere vuol dire esporsi, vuol dire scontentare qualcuno e infatti loro NON decidono, RINVIANO e cosi intanto la fogna ASPETTA.

Cosi, se non lo abbiamo ancora capito, l’impianto rimane come è, le spese di conduzione le paghiamo noi (solo quelli che pagano, gli altri no) mentre la responsabilità della conduzione rimane in capo alla Comunità in barba alla legge.

La differenza tra il privato che fa i lavori e l’istituzione pubblica deputata per legge che li commissiona è che il privato finita l’opera incassa e sparisce; spesso non c’è nessuno che ne paghi le conseguenze e se le cose non funzionano che si arrangi la Comunità, mentre l’istituzione pubblica resta, risponde ed è obbligata ad occuparsi sia della conduzione che delle conseguenze. Ci sono gli amministratori, i manager che hanno la responsabilità della salute pubblica e se le cose non sono fatte bene almeno in teoria dovrebbero risponderne. Sappiamo che queste opere non sempre vengono realizzate al meglio, ma almeno sulla carta resta qualcuno su cui rivalersi.

In SARDEGNA chi si deve occupare di queste faccende e di questi lavori si chiama ABBANOA, una società a partecipazione regionale, dove anche i Comuni del territorio sono soci.

Quindi, spetterebbe ad ABBANOA gestire l’impianto esistente a Costa Paradiso e programmarne il completamento. Solo che non lo fa, se prima il Comune di Trinità non lo acquisisce dalla Comunità e lo trasferisce formalmente all’ente di governo dell’ambito territoriale della Sardegna (EGAS), che lo affiderebbe subito ad Abbanoa. Il Comune non è disposto fare questo passo, a meno che il TAR, cui la Comunità, dopo ATCP, fa fatto ricorso, non glielo imponga. Il TAR, però, non decide e continua a rinviare ogni decisione.

La Comunità, ente privato, non ha voce in capitolo su queste cose e non può farci niente. Intendiamoci, non che questi carrozzoni siano esempi di trasparenza e di efficienza, ma nel nostro caso almeno a lavori finiti ci rimarrebbe un interlocutore, un responsabile, un qualcuno a cui rivolgersi.

Ad ogni modo, su un punto bisogna essere chiari e mettersi il cuore in pace. Di imprenditori privati che fanno gli interessi anche degli altri, oltre che del proprio, non se ne trovano molti in giro perché NESSUNO FA NIENTE GRATIS. Alla fine, saremo sempre noi che pagheremo il conto. Ma un conto è mettere i quattrini in mano a una società che si propone di fare i lavori, con l’appoggio interessato del Comune, diverso è spenderli pagando delle bollette sulla base di tariffe regionali a condizioni consolidate da regole regionali perché con ABBANOA si pagherà forse qualcosa di più, ma si pagherebbe in modo dilazionato nel tempo e di sicuro pagherebbero tutti (almeno cosi dovrebbe essere). Indipendentemente da tutto questo, nessuno ha piacere che a fare i lavori vengano da fuori, anzi direi che tutti noi ci auguriamo che la fognatura sia un’occasione per rilanciare le sorti delle imprese del comprensorio, ma i lavori devono essere commissionati da una controparte esterna in condizioni di concorrenza secondo regole stabilite per queste situazioni e con le necessarie garanzie di professionalità e di solvibilità economica di chi se li aggiudica. Solo che a queste condizioni forse l’affare non è più tanto appetibile. Ognuno si dia le risposte che crede.

In conclusione, la fognatura si deve fare con urgenza, ma la sua realizzazione non è un compito che spetta alla Comunità, che, peraltro, non riuscirebbe neanche a farsi pagare, come è già avvenuto nel 2015. Non la deve fare, però, neanche chi si propone di farla privatamente a spese proprie (almeno a parole), recuperandole poi da chi chiede di allacciarsi. In questo caso, i rischi sarebbero tanti, non ci sarebbero reali garanzie circa la qualità delle opere e sulla successiva gestione delle stesse, che potrebbe essere affidata agli stessi realizzatori, se non alla Comunità. Credo che migliore soluzione sia quella prevista dalle norme in materia e non quella delle scorciatoie che intende percorrere il Comune di Trinità. La ragione non è tanto in ossequio ad un principio di legalità, che comunque non fa male, quanto per sicura convenienza economica nel senso più ampio. Le spese verrebbero pagate frazionate nel tempo attraverso le bollette, i controlli sarebbero seri e così pure i collaudi ed eviteremo di trovarci ancora sulle spalle la gestione di una infrastruttura che è pubblica.

Quindi, tutto questo tira e molla fra Comunità e Comune di Trinità, con società proponenti al seguito, non è affare di litigiosità tra condomini, ma una questione di principio importante e dalle conseguenze economiche non da poco per noi “partecipanti”. O NO??????

Costa Paradiso, maggio 2020

Francesco Lorenzon, membro del Collegio dei Rappresentanti

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